Segreti di stato o di Pulcinella?
Tra i numerosi annunci di Matteo Renzi il più illusionistico, probabilmente, è quello di aver tolto il segreto di stato dai documenti sulle stragi che hanno insanguinato l’Italia negli ultimi quarantacinque anni. Accolto con entusiasmo dagli ambienti radical chic (che come scrive Guido Crainz in un editoriale di Repubblica considerano questa una vera scelta “di sinistra”) l’annuncio è in realtà privo di contenuto. I documenti ora declassificati (che non erano affatto coperti dal segreto di stato) saranno consultabili e non c’è bisogno di essere profeti per immaginare che provocheranno un mare di polemiche retrospettive.
14 AGO 20

Tra i numerosi annunci di Matteo Renzi il più illusionistico, probabilmente, è quello di aver tolto il segreto di stato dai documenti sulle stragi che hanno insanguinato l’Italia negli ultimi quarantacinque anni. Accolto con entusiasmo dagli ambienti radical chic (che come scrive Guido Crainz in un editoriale di Repubblica considerano questa una vera scelta “di sinistra”) l’annuncio è in realtà privo di contenuto. I documenti ora declassificati (che non erano affatto coperti dal segreto di stato) saranno consultabili e non c’è bisogno di essere profeti per immaginare che provocheranno un mare di polemiche retrospettive. Altrettanto certo è che, purtroppo, non faranno fare alcun passo in avanti alla ricerca della verità, anche se permetteranno alle solite procure ambiziose di riaprire fascicoli processuali per ripetere magari processi già celebrati per decenni e che non avranno esito diverso da quello assolutamente deludente del passato. L’idea che in Italia segreti veri possano resistere, che una serie lunghissima di presidenti del Consiglio dei ministri, da Mariano Rumor fino a Enrico Letta, abbia deciso di occultare prove decisive in merito a orrendi crimini politici che comunque sono stati commessi da terroristi legati a sigle e movimenti ormai morti e sepolti, è piuttosto incredibile. Lo sa persino Felice Casson che, pur plaudendo alla desecretazione inesistente, prevede, anche in base alla sua esperienza di accanito inquirente di trame del cosiddetto doppio stato, che non ne uscirà nulla di davvero nuovo o decisivo. Sarebbe bello se tutto ciò non fosse vero, se in fondo a un cassetto si trovassero le prove che inchiodano l’autore o il mandante di orribili fatti di sangue perpetrati in nome di folli ideologie distruttive. Ma così non è, e lo sanno tutti, a cominciare da Renzi, che ha giocato abilmente una carta per ottenere il consenso o almeno attenuare il dissenso degli ambienti post resistenziali che costituiscono una delle basi organizzative dell’ala ex comunista del suo partito. Peccato che questo costerà un colossale polverone giudiziario di ritorno, destinato alla fine all’esito deludente di sempre.